cervi.jpgDal 18 al 20 agosto scorsi ho partecipato a tre giornate di formazione a Lyss. La prima, organizzata dalla Società Forestale Svizzera nell’ambito della problematica “Bosco-Selvaggina” era interamente dedicata al cervo e nelle righe che seguono cercherò di fare un breve riassunto dei temi trattati. Le altre due erano organizzate dalla Società Svizzera di Biologia della Fauna, dove l’argomento principale è stato lo stambecco e di cui riferirò prossimamente. Massiccia la presenza di esperti dell’UFAM, rappresentanti di Istituti Universitari, numerosi responsabili di Uffici Cantonali della Caccia, forestali, biologi, veterinari e semplici cacciatori. Tre le presenze ticinesi: due giovani biologi freschi di diploma, uno dei quali in attesa di iniziare uno studio sugli stambecchi nel Parco Nazionale Svizzero, e il sottoscritto per la FCTI.

 

Cervo

Dai vari relatori è anzitutto emerso che il cervo è una specie impegnativa e nel contempo avvincente da gestire, in ogni caso da considerare come una preziosa risorsa e non come una specie nociva. Riguardo alla biologia del cervo, con particolare attenzione alla sua strategia per sopravvivere all’inverno, il Dr. D. Thiel ha affermato che un sistema di caccia errato che non tenga conto delle particolarità della specie, non è soltanto inefficace, ma può portare ad un aumento dei danni e pure problemi legati al rispetto della legislazione in materia di protezione degli animali. Questo può avvenire nel caso di cerbiatti lasciati orfani, visto che lo stretto legame madre-figlio si mantiene sino al termine dell’inverno, o di disturbo quando il terreno è già abbondantemente ricoperto di neve. In questi casi il cervo è impossibilitato a mettere in atto la sua nota strategia di “risparmio energetico” invernale (riduzione del battito cardiaco e della temperatura corporea, riduzione di volume di organi interni, si pensi che il fegato dello stesso cervo in estate pesa il doppio che in inverno) e tenta di recuperare le energie sprecate aumentando i danni da scortecciamento, avvicinandosi ai nuclei abitati durante la notte e rifugiandosi in zone non adeguate durante il giorno. Ma non soltanto i cacciatori possono disturbare la quiete dei cervi durante la stagione invernale, il sempre maggior afflusso di turisti e sportivi verso il bosco durante tutto l’anno ha determinato una necessaria presa di coscienza, che ha portato alla creazione di zone di riposo per la selvaggina in diversi Cantoni. La nuova Ordinanza federale sulla caccia, che entrerà presto in vigore, ne chiede l’istituzione anche ai Cantoni meno sensibili, fra cui il nostro. Si è poi parlato di foraggiamento, o meglio della rinuncia a tale pratica, viste le enormi difficoltà legate ai costi, alla corretta distribuzione di foraggi adeguati e per tutta la durata del periodo critico, oltre alle conseguenze di errori che possono addirittura aumentare la mortalità invernale. Quindi la raccomandazione di una corretta gestione venatoria che adatti gli effettivi alle risorse offerte dall’habitat in inverno: gli esempi del Canton Grigioni risalenti agli anni settanta hanno chiaramente dimostrato che aumentando gli abbattimenti, compresi gli individui giovani, diminuiscono nettamente i casi di mortalità invernale. Non sono poi mancate le discussioni riguardo ai danni causati dai cervi. J. Muggli del Canton Lucerna ha riferito di studi che relativizzano molto l’impatto del brucamento primaverile sui prati, nel senso che la diminuzione del raccolto di fieno è molto modesta e che il mancato raccolto rappresenta una frazione marginale del reddito complessivo di un’azienda agricola. Il capo ufficio della caccia del Canton Grigioni ha detto che nel suo Cantone quando un agricoltore dimostra una perdita di foraggio gli viene consegnato fieno invece di soldi, e ciò ha fatto registrare un calo di richieste! Queste considerazioni potrebbero essere utili anche ai nostri funzionari, visto che il Canton Ticino è chiamato a risarcire danni da cervi per un importo superiore a quello di diversi Cantoni messi assieme! Pittoresco e al limite del folcloristico è apparso l’esposto di un “esperto” cacciatore glaronese che ha illustrato le varie tecniche ed i vari stratagemmi per migliorare l’efficienza della caccia al cervo, compresi consigli per la costruzione di postazioni e rischi che le stesse vengano distrutte da catastrofi naturali o, peggio, da concorrenti malintenzionati (viva l’etica venatoria!). Nicole Imesch dell’UFAM nella sua interessante ed esaustiva presentazione ha toccato i vari aspetti della gestione dei cervi e della loro diffusione nelle varie regioni della Svizzera. Gestione che deve tener conto delle conoscenze della biologia della specie, che preveda un corretto rapporto fra i sessi, un intervento sulla classe giovane, la (forzata ma da farsi in modo oculato) pressione anche su cerve e cerbiatti, un certo riguardo verso i maschi della classe matura riproduttrice, una seconda caccia di regolazione breve ma efficiente nei quartieri di inverno, la ridefinizione del concetto delle bandite, che devono aumentare di numero ma diminuire di superficie, la rivalorizzazione dell’habitat e la creazione di zone di riposo con accesso vietato o limitato a turisti e sportivi per garantire la necessaria quiete durante la stagione invernale. Il criterio gestionale deve essere applicato su tutto il territorio gestito (e qui l’invito va ai nostri responsabili cantonali affinché non si ripeta il caso del distretto dove sono stati presi 16 maschi adulti e tre soli cerbiatti!). Anche durante le pause sono stati possibili interessanti scambi di opinione; il biologo vallesano U. Zimmermann mi faceva ad esempio notare che la diminuzione delle catture di camosci è anche dovuta al maggior interesse dei cacciatori per il cervo, in espansione, con conseguente diminuzione della pressione venatoria sul camoscio. Oppure il biologo grigionese H. Jenny mi diceva che dove i cervi d’estate occupano zone in altitudine i camosci ne soffrono la concorrenza. Lo stesso affermava pure che il punto di vista del biologo è importante, ma non trascurabile è pure l’esperienza del cacciatore, aggiungendo con fierezza che il prossimo settembre staccherà la sua trentatreesima patente! Sono questi concetti noti, ma sentirli ribadire da specialisti, confermano e rafforzano le idee in cui si crede e per le quali ci si batte.

Dr. Marco Viglezio, responsabile Comunicazione FCTI