Per la sesta volta il 19 e 20 agosto 2011 la Società svizzera di biologia della fauna e la Sezione Caccia, pesca, biodiversità forestale dell’UFAM hanno organizzato le giornate sulla selvaggina. A Lyss. Il tema di questo incontro tra esperti della fauna selvatica era “100 anni dopo il suo ritorno in Svizzera – lo stambecco non finisce di sorprenderci”. Cogliamo l’occasione per darvi un riassunto delle relazioni di vari conferenzieri.

Primo e illustre relatore è stato il prof. D. Coltman dell’Università di Alberta in Canada che ha parlato delle sue ricerche genetiche sulla capra delle nevi mettendo in evidenza la scarsa variabilità genetica negli effettivi, problema simile a quello dello stambecco (v. sotto). Particolarità curiosa di questa specie è che gli individui riescono ad evitare la riproduzione fra parenti stretti! Un secondo studio effettuato sulle pecore Bighorn (Ovis Canadensis) ha evidenziato che la caccia praticata per decenni alla ricerca del trofeo nei maschi, ha provocato una selezione negativa e nel giro di un ventennio sia la lunghezza dei trofei che il peso corporeo degli animali sono sensibilmente diminuiti.

Lo stambecco del Gran Paradiso. Proprio nella regione di provenienza degli esemplari che cento anni orsono hanno dato avvio alla ricolonizzazione in Svizzera, gli effettivi di stambecchi, pur godendo di una protezione assoluta garantita dallo statuto di Parco Nazionale, denotano da tempo un preoccupante calo. Ne ha parlato A. von Hardenberg del Parco del Gran Paradiso, mostrando che gli effettivi sono calati del 53% in sedici anni. Si è tuttora alla ricerca delle cause e per il momento si è scoperto che il calo è dovuto ad una drastica diminuzione del tasso di sopravvivenza dei capretti. Sui motivi sono formulate diverse ipotesi, fra le quali il riscaldamento climatico che anticiperebbe la vegetazione rispetto al periodo dei parti, fornendo alle madri un foraggio di qualità inferiore, con conseguente minor produzione di latte.

Programma nazionale di ricerca Stambecco. Gli inverni duri degli anni 1998/99 e 2000/2001 hanno provocato un notevole calo degli effettivi di stambecchi e imponevano di fare il punto della situazione. Dal 1977 la caccia allo stambecco è permessa in Svizzera a condizioni molto severe ed è rigorosamente disciplinata dall’Ordinanza sulla regolazione degli effettivi degli stambecchi (ORES), per cui anche un’analisi della gestione era indispensabile. Hannes Jenny biologo dell’Ufficio per la caccia e la pesca dei Grigioni ha menzionato dapprima il programma di ricerca scientifica sullo stambecco nel periodo dal 1961 fino al 2002 e ricordato poi il calo notevole della popolazione tra il 1998 e il 2001 formulando ipotesi sulle possibili cause, come fattori genetici, malattie, concorrenza con ovini o errori nella gestione della caccia. Ciò ha indotto diversi Cantoni, Ticino assente, in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e le Università a lanciare un vasto programma di ricerca sullo stambecco.

Elevato grado di consanguineità Iris Biebach e Lukas Keller dell’Università di Zurigo hanno esaminato 1200 prove analizzando il quadro genetico di quarantadue popolazioni di stambecchi. Ne risultano una scarsa variabilità genetica ed un alto livello di consanguineità che è molto probabilmente riconducibile all’ esiguo numero dei primi riproduttori, sebbene siano passati cent’anni dalla reintroduzione. Se alla reintroduzione degli stambecchi ci fosse stato un elevato numero di animali provenienti da diverse popolazioni, oggigiorno ci sarebbe una ricca varietà genetica e la consanguineità sarebbe minore. La preoccupazione che la consanguineità influisca negativamente sullo stato di salute per il momento non è confermata.

La caccia non ha conseguenze negative sulla popolazione Benedikt Gehr dell’Università di Zurigo ha esaminato l’influsso della caccia sulla popolazione di stambecchi in base ai dati delle catture e della statistica degli animali periti. I risultati mostrano che la caccia modifica la composizione naturale degli effettivi di stambecchi rispetto a popolazioni non cacciate. La caccia preleva, volutamente, animali giovani e vecchi e risparmia invece la classe media. Le femmine accompagnate dai piccoli non possono essere cacciate. Nella pianificazione e nelle strategie a lungo termine per la conservazione delle popolazioni di stambecchi bisogna tenere conto dell’effetto della caccia. Il relatore è arrivato alla conclusione che l’attuale sistema di caccia in Svizzera funziona bene e non ha conseguenze negative sugli effettivi; un prelievo del 10-12% stabilizza gli effettivi delle colonie.

I maschi dominanti sono i garanti della riproduzione Christian Willisch dell’Università di Neuchâtel si occupa di ecologia riproduttiva. Nella sua ricerca durata alcuni anni, si è studiato in quale modo influisce l’età, il rango sociale o la lunghezza delle corna sul tasso di riproduzione. I risultati evidenziano che l’età e la lunghezza delle corna determinano la dominanza dei becchi. In particolare i becchi dominanti garantiscono un elevato tasso di riproduzione. La durata della fase riproduttiva nello stambecco è relativamente lunga. Becchi di due anni come pure quelli di dodici anni sono in grado di riprodursi. Il più alto tasso di successo lo hanno però i becchi di 10-11 anni di età. Anche nello stambecco, l’aspettativa di vita per il maschio è sensibilmente minore che per la femmina.

Strategie di sopravvivenza durante l’inverno Claudio Signer attivo presso l’Università di Vienna ha munito dieci femmine e maschi di stambecco di radioline trasmettenti per esaminare la frequenza cardiaca, la temperatura corporea e l’attività locomotoria durante gli inverni duri nelle Alpi. I risultati mostrano che la frequenza cardiaca d’inverno è 60% inferiore a quella massima misurata d’estate. Pure la temperatura corporea e l’attività locomotoria sono drasticamente ridotte durante il periodo invernale. Per risparmiare energia durante le fredde notti invernali gli stambecchi rimangono immobili riducendo al minimo il consumo energetico con la conseguenza che si abbassa la temperatura corporea. Durante le ore mattutine evitano il movimento fisico e prendendo “il bagno di sole” sulle rocce esposte al sole. In questo modo riescono a riscaldarsi passivamente senza sprecare energia. Tutte queste strategie servono a sopravvivere meglio agli inverni duri nelle Alpi. Note interessanti per la pratica sono che dopo gli inverni particolarmente rigidi si sommano due fattori negativi sull’andamento di un effettivo: elevata mortalità nei capretti dell’anno precedente e basso risultato riproduttivo delle femmine (aborti, mortalità perinatale).

Le malattie La veterinaria Marie-Pierre Ryser dell’Università di Berna ha studiato l’effetto negativo di germi patogeni sul tasso di riproduzione e sulle cause di decessi. Negli stambecchi, differenza degli animali domestici, sono stati trovati pochi germi patogeni. Questo dimostra che gli animali da reddito trasmettono tra di loro i germi patologici ed esiste pure il rischio di un contagio dello stambecco, ma sicuramente non il contrario. Le cinque patologie più frequenti trovate nello stambecco sono la cecità dei camosci, la zoppina, l’ectima contagioso, polmonite e meningite. Si è potuto provare che la cecità dei camosci non è trasmessa dallo stambecco agli animali domestici bensì al contrario, ossia l’ovino contagia lo stambecco.

Influsso del bestiame alpeggiato sulla fauna selvatica Klaus Robin dell’Università di Scienze applicate di Zurigo ha eseguito delle ricerche sulla concorrenzialità sui pascoli alpestri tra gli ovini e le colonie di stambecchi nei Cantoni Grigioni, Glarona e San Gallo. In mancanza di dati esatti sulle estensioni dei pascoli di estivazione degli ovini non si può effettuare un controllo regolare e quindi è difficile eseguire degli studi scientifici sulla concorrenza tra animali domestici e stambecchi, concorrenza che è comunque risultata importante in certe zone campionate. L’autore ha messo in evidenza che talvolta le prescrizioni sul bestiame in alpeggio non sono rispettate ed i controlli insufficienti, pertanto K. Robin chiede che la legislazione venga adattata, con maggior riguardo alle esigenze della fauna selvatica. Se il nostro Cantone avesse partecipato allo studio, sarebbe stato interessante vedere la situazione nella bandita federale della Greina, dove vengono alpeggiate diverse centinaia di pecore.

Il programma nazionale di ricerca Stambecco non ha potuto determinare le cause delle preoccupanti diminuzioni degli anni 1998-2001 ma i risultati scaturiti hanno fornito molti nuovi e interessanti dati e conoscenze sullo stambecco e le sue condizioni di vita nelle nostre montagne. Mi sia concesso ricordare che in un precedente Convegno Marco Giacometti aveva ipotizzato come causa del calo degli effettivi di stambecchi durante quegli anni la correlazione fra l’elevata mortalità in quegli inverni e le precipitazioni nevose particolarmente abbondanti (v. grafico). Nel frattempo, e questo non può che far piacere, gli effettivi in Svizzera si sono ripresi, grazie anche ad inverni più clementi, fra il 2002 e 2007.

Dr. vet. FVH Marco Viglezio

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 25 dicembre 2011 )