La serata è stata introdotta dal presidente FCTI Avv. Fabio Regazzi con un saluto ai centotrenta partecipanti, fra i quali anche il capo UCP Giorgio Leoni, che hanno seguito la relazione del dr. Marco Viglezio, veterinario e appassionato cacciatore. Tema della serata, che ha avuto luogo lo scorso 28 marzo presso le Scuole Medie di Biasca e sulla quale riferiremo più ampiamente nel numero di giugno della rivista La Caccia, era la biologia e la gestione del cervo, con un confronto fra Ticino e Grigioni e più in dettaglio fra Leventina e Mesolcina. La presentazione si basava essenzialmente sul lavoro finale presentato dal relatore a fine novembre 2013 dopo due semestri di corso sulla gestione dei mammiferi selvatici presso l’alta Scuola di scienze applicate di Zurigo. I dati concernenti le catture, i capi periti, i conteggi notturni, i piani di abbattimento, i risarcimenti per danni causati dai cervi, ecc., raccolti sull’arco di un ventennio hanno fornito la base di questo confronto, dal quale sono emersi alcuni punti deboli nella gestione del cervo in Ticino e la formulazione di alcune proposte per attenuare i conflitti fra le parti coinvolte, in particolare agricoltura e gestione del bosco.

In Ticino le catture sono condizionate dalla presenza di bandite estese e dalle normative del Regolamento. La parte maschile della popolazione non è sufficientemente sfruttata, al contrario della parte femminile, specialmente durante la caccia tardo autunnale. Per il futuro occorrerà mirare a un rapporto fra i sessi equilibrato nelle catture anche riguardo alla struttura delle popolazioni. Sarebbe pure auspicabile un Regolamento che duri nel tempo e permetta un andamento più costante delle catture. Le bandite estese portano a elevate concentrazioni di cervi nelle zone protette e di conseguenza a insufficienti catture durante la caccia alta. Per i piani di abbattimento, sarebbe opportuno allestirli in modo che non si basino esclusivamente sui dati dei censimenti primaverili, ma che considerino anche altri parametri. Per il piano qualitativo si deve tener conto del sostanziale equilibrio dei sessi sul terreno, una situazione radicalmente mutata rispetto a venti anni fa, quando effettivamente esisteva uno squilibrio a favore delle femmine. L’uccisione dei cerbiatti già durante la caccia alta va attentamente valutata, mentre la stessa è da incentivare durante la caccia tardo autunnale. Il risarcimento dei danni è un delicato problema politico, ma questo non giustifica che una corretta gestione del cervo possa essere condizionata in modo negativo dall’evoluzione di tali risarcimenti. Al termine della conferenza è seguita un’animata discussione, nel corso della quale il presidente ha dovuto smorzare i toni di alcuni interventi molto critici all’indirizzo dell’UCP. L’avv. Regazzi ha quindi ringraziato il relatore e il numeroso pubblico per l’interesse e la rispondenza, segno di apprezzamento per l’impegno della FCTI nella formazione continua dei cacciatori ticinesi. Per scaricare l’intero lavoro clicca qui