Lo scorso 11 agosto è stato presentato a Berna il manuale sulla tubercolosi nella fauna selvatica, realizzato dallʼUfficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) in collaborazione con lʼUfficio federale dellʼambiente (UFAM), il Centro per la medicina dei pesci e degli animali selvatici (FIWI) e la facoltà Vetsuisse dellʼUniversità di Berna, e sostenuto da CacciaSvizzera, che illustra in particolare come riconoscere le lesioni tubercolari nelle carcasse. La tubercolosi può comparire in Svizzera in qualsiasi momento. Dallo scorso 1° agosto, in virtù della legislazione sulle epizoozie, cacciatori e guardiacaccia hanno lʼobbligo di segnalare a un veterinario ufficiale lesioni tubercolari sospette, svolgendo così un ruolo fondamentale nel riconoscimento precoce. Questo procedimento permette di adottare misure efficaci per evitare la propagazione della malattia.

Nel corso degli ultimi anni si è potuta osservare una recrudescenza della tubercolosi nei bovini e nella fauna selvatica in Europa e la Svizzera non ne è stata risparmiata: nel 2013 sono stati rilevati casi di tubercolosi in alcuni bovini. Inoltre le popolazioni, in parte infette, di cervi che vivono nelle regioni limitrofe della Svizzera orientale e dei Grigioni costituiscono un elevato rischio di contagio per la fauna selvatica e gli animali da reddito. La lotta alla tubercolosi è quindi un tema di stretta attualità. Grazie all’esame delle carcasse degli animali selvatici, i cacciatori e i guardiacaccia possono contribuire in modo rilevante alla sorveglianza. Secondo lʼordinanza sulle epizoozie, dal 1° agosto 2014 è infatti obbligatorio notificare qualsiasi segno sospetto sulla carcassa analizzata.
Gli animali selvatici non conoscono frontiere, perciò occorre aspettarsi una propagazione di questa malattia. Una corretta pianificazione venatoria è necessaria per la gestione degli effettivi, poiché una delle misure preventive efficaci per ridurre il rischio di diffusione dellʼepizoozia è quella di evitare una densità troppo elevata di cervi o di cinghiali e che questi ultimi si radunino in numero eccessivo in zone ristrette (es. bandite o posti di foraggiamento artificiale).
La selvaggina è idonea al consumo e può essere immessa sul mercato se il cacciatore non rileva alcuna alterazione in occasione dell’esame regolamentare della carcassa e degli organi interni. Questi ultimi devono essere controllati da un veterinario ufficiale se presentano alterazioni visibili.
Il manuale, con acclusa una pratica brochure riassuntiva, sarà disponibile in versione cartacea dalle prossime settimane, ma può già essere scaricato dal sito, cliccando qui.