La seconda serata FCTI 2013 ha avuto luogo a Castione dove Renato Roganti, guardiano della selvaggina in Val Bregaglia, ha esposto il concetto di gestione del capriolo nel Canton Grigioni. Si è trattato di una bella lezione di gestione venatoria, frutto di grandi competenze, impegno e immensa passione. Dalla presentazione è emerso che è quasi impossibile contare i caprioli, occorrono 4-5 differenti parametri per arrivare ad una stima. I censimenti notturni non bastano, in tutto il Grigioni si contano 3'000 caprioli, ma in base a tutti gli altri parametri si stima un effettivo di 15'500. Uno di questi parametri è il numero di maschi uccisi a caccia alta, circa 1500 e cacciabili durante tutto il periodo ossia 21 giorni: questo è un buon indicatore della consistenza degli effettivi e serve per calcolare il numero di femmine da prelevare durante la caccia alta e quella tardo autunnale (compresi i giovani dell’anno). L’obiettivo principale della gestione è aumentare le catture per poter diminuire il numero dei capi periti per altre cause. Inverni rigidi  chiedono un ampio tributo a questa specie, che reagisce riprendendosi molto rapidamente grazie al suo elevato tasso di riproduzione. Il relatore ha mostrato l’importanza di misure collaterali, come il recupero degli habitat e la creazione di zone di quiete. Riguardo alle pratiche amministrative, è emersa la grande disponibilità delle guardie a controllare i capi abbattuti direttamente sul terreno di caccia e la possibilità per i cacciatori di consegnare mandibole e trofei in un secondo tempo, come alternativa! Per guardare la presentazione clicca qui

 

Durante il rigido inverno 2000-2001 gli effettivi di caprioli nelle valli superiori del Cantone subirono importanti perdite, documentate dagli animali trovati morti e dalla sensibile diminuzione nei conteggi della primavera 2001. La coincidenza di questo straordinario evento con l’introduzione, pochi anni prima,  della possibilità di cacciare anche la femmina, creò dei malintesi, nel senso che i cacciatori imputarono il calo più a quest’ultima che alla moria invernale. Non va altresì dimenticato un terzo fattore problematico per il capriolo, ossia la concorrenza con il cervo, i cui effettivi erano ancora in espansione in quegli anni. Alcune Associazioni venatorie proposero la chiusura della caccia al capriolo a protezione della specie e queste limitazioni trovarono subito il consenso dei responsabili cantonali. Di fatto, la caccia rimase chiusa nel distretto di Leventina dal 2002 al 2006. A distanza di alcuni anni facciamo una retrospettiva esaminando i dati disponibili, per verificare se la misura abbia avuto un senso e soprattutto un risultato positivo. Per questo abbiamo fatto capo a testi di recente pubblicazione, citandone la fonte ed alcuni aspetti sulla biologia e le caratteristiche della specie e sottolineandone i passaggi più significativi; abbiamo inoltre fatto dei confronti con realtà simili alla nostra.

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A margine trovate alcune note sul corretto comportamento  del cacciatore prima e dopo aver sparato ad un selvatico e sul trattamento adeguato della carcassa (eviscerazione, raffreddamento, trasporto). Sono dispense ricevute ad un corso sulla gestione degli Ungulati frequentato nel 2010 adattati in base alla personale esperienza ed alla nostra realtà cantonale. In un secondo tempo ci occuperemo della fase successiva, ossia della lavorazione delle carni.

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Venerdì 3 febbraio un pubblico numeroso, composto da appassionati di caccia alla lepre ma anche da altri cacciatori interessati e presente pure Andrea Stampanoni dell'UCP, ha ascoltato con attenzione le relazioni del dr. Scipioni e della dr. Caslini. La serata è stata organizzata congiuntamente dall FCTI e dalla sezione ticinese del Club Segugio Svizzero.