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Riprendiamo integralmente l'intervista rilasciata ieri dal nostro presidente a Ticinonline. Un contributo giornalistico che riconosce alla caccia la sua giusta dimensione, a differenza di alcuni articoli spazzatura  apparsi sulla Regione negli ultimi tempi che, tentando di gettare fango sulla nostra attività, non fanno altro che screditarsi, con frasi del tipo:"A volte sparano prima di vedere gli animali" "Nel mio paese, in Italia, un tipo ha sparato a un giovane pure lui appostato in un bosco. Lo ha colpito al fegato riducendolo sulla sedia a rotelle" "Una ragazza ha raccontato la paura vissuta nella campagna di Iragna: un cervo correva liberamente a pochi metri da lei e una manciata di secondi più tardi,‘bamm’, è stato colpito e ucciso. Una scena scioccante."

Un sondaggio rileva che la maggioranza degli svizzeri ritiene i cacciatori importanti per la salvaguardia delle diversità delle specie. Fabio Regazzi, numero uno della caccia ticinese, traccia l'identikit del cacciatore moderno

BELLINZONA - Il 72% degli svizzeri ritiene che i cacciatori si impegnino per la diversità delle specie e svolgano un importante ruolo di stabilizzazione. E’ questo il risultato emerso dal sondaggio realizzato dall’Istitituto Demoscope per conto di CacciaSvizzera. Un risultato che fa ovviamente felici i fedeli di Sant’Uberto, patrono dei cacciatori.

Addirittura l'80% delle 1005 persone interrogate in Svizzera tedesca e romanda è del parere che la caccia permetta di tenere sotto controllo la fauna selvatica, evitando così i danni alle foreste e alle colture. Per il 67% anche i grandi predatori devono essere contenuti, ma solo se il loro numero diventa troppo alto.

L’occasione è stata ghiotta per parlare dell’attività venatoria in Ticino con Fabio Regazzi, presidente della Federazione Cacciatori Ticinesi (FCTI), membro di comitato di CacciaSvizzera, nonché del Gruppo parlamentare alle Camere Federali 'Caccia e Biodiversità'.   

Regazzi, come commenta questo sondaggio?
“I sondaggi vanno presi sempre con le pinze, anche quando sono apparentemente a favore, come in questo caso. Da membro di “Caccia Svizzera” non ho nascosto qualche rimostranza sul fatto dell'esclusione del Ticino all’inchiesta. In tutti i casi sono positivamente sorpreso del risultato, anche se la mia sensazione è che tra la popolazione, salvo una frangia assolutamente contraria alla caccia per questioni ideologiche, il cacciatore moderno sia riconosciuto quale  persona che contribuisce alla gestione di alcune specie faunistiche”.

Ticino escluso dai sondaggi, non è una novità. Qual è il rapporto dei ticinesi con la caccia?
“In Ticino la caccia viene apprezzata e riconosciuta. Viene riconosciuto il contributo dei cacciatore nel gestire alcune specie problematiche, come il cervo e i cinghiali, che stanno invadendo il fondo valle e le zone abitate. I cacciatori sono regolatori di alcuni specie faunistiche indispensabili...”

A Ginevra non si caccia...
“A Ginevra i guardiacaccia stipendiati dallo Stato devono andare a selezionare, lepri, caprioli e cinghiali. Un lavoro svolto in modo non così accurato come quello svolto dal cacciatore. E forse in quel Cantone non sono pochi quelli che rimpiangono il ruolo svolto dal cacciatore”.

E' vero che questo sondaggio è stato commissionato da Caccia Svizzera. Un risultato che potrebbe essere considerato meno credibile...
“Premetto col dire che non ho gli strumenti e gli elementi per giudicare, tuttavia non credo si possano pilotare i risultati. Parto dal presupposto che un istituto demoscopico serio riesca a mantenere la propria autonomia e non si lasci condizionare nel suo lavoro per dare un risultato confacente a chi lo commissioni”.

Vi è interesse da parte dei giovani nei confronti della caccia?
“Per diversi anni sono stato un esaminatore agli esami per il rilascio della licenza venatoria in veste di rappresentante dei cacciatori. Ogni anno sono circa un centinaio i giovani che si iscrivono agli esami di caccia. Un numero elevato di aspiranti, che affrontano esami impegnativi. Esami che richiedono una preparazione di due anni, con uscite di studio e di osservazioni della selvaggina. Non è un esame che si affronta a cuor leggero”.

Chi è l’aspirante cacciatore oggi?
“Non ci sono soltanto giovani. Quest'anno abbiamo consegnato la licenza di caccia a un ottantenne. Anche dalle città arrivano giovani che si iscrivono ai corsi e l’interesse, quindi, non si limita alle sole valli. Il ricambio generazionale c'è. Il cacciatore oggi viene formato con regole e filosofia nuove. Le prospettive per il futuro della caccia in Ticino sono buone”.

Quante le donne in Ticino?
“Sono ancora troppo poche, purtroppo. Mediamente ce ne sono un paio all'anno. La media dei promossi, tra uomini e donne, è comunque del 55%-60%”.

Non basta quindi pagare l'iscrizione...
“No, no. Vi è una forte selezione. Anche perché ci sono anche gli esami scritti, quelli più impegnativi e chi li supera deve affrontare quelli orali e, infine, quelli di tiro”.

Caccia che si eleva a una sorta di attività di "cultura e arte"?
“Sì, io dò questa valenza alla caccia. Ma soprattutto ci vuole tanta passione. E questo lo si capisce parlando con i cacciatori. La caccia non è soltanto un hobby o un semplice sport. Ci sono momenti, nell’attività di cacciatore, che rasentano la poesia. Io ero ieri a cacciare. Una giornata stupenda. Al di là della cattura, vivere le montagne inondate dal sole e respirare la natura silenziosa, la caccia permette di raggiungere una dimensione che oserei dire poetica”.

Caccia che diventa carne da consumare…
“Sì, non scordiamoci dell'aspetto culinario della caccia , che ha una sua valenza non del tutto trascurabile. Una carne genuina, biologica, a chilometro zero. E il piacere di ritrovarsi a fine stagione con gli amici per una cena a base di selvaggina, è qualcosa di unico, irripetibile. La caccia non si limita soltanto allo sparo, ma è qualcosa di molto di più”.

Ma allora le offerte autunnali dei ristoranti a base di sella di capriolo di Baden-Baden da dove arrivano?
“In genere, il cacciatore la carne se la tiene per sé: se la mette in congelatore e se la mangia insieme alla sua cerchia di amici. Per la maggior parte dei casi sia il cervo sia il capriolo sono d'importazione e quella che arriva sulle tavole dei ristoranti è selvaggina dall'Ungheria o dall'Austria...”

Fortunato, quindi, chi conosce un cacciatore…
“Qualche ristorante nelle valli, dove il titolare è anche cacciatore, offre ai suoi clienti selvaggina del posto. Se cattura due cervi, è possibile che una parte della carne la metta a disposizione dei suoi clienti. Il camoscio, dove lo si trova, è generalmente di provenienza locale, mentre il capriolo, il cervo o il cinghiale provengono da altre nazioni”.