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Stando alle intenzioni dichiarate dalla RSI, si sarebbe dovuto trattare di una “serie in cinque puntate dedicate alla caccia”. Al termine della trasmissione molte persone, cacciatori e non, ma anche guardiacaccia attivi o in pensione, hanno voluto trasmetterci la loro delusione, rabbia e indignazione per come è stato affrontato il tema della caccia e quello del ruolo del guardiacaccia. I cacciatori ticinesi non si meritano di essere trattati in questo modo da parte dell’ente radio-televisivo pubblico, che ha utilizzato risorse finanziarie importanti per realizzare una fiction che ha fatto passare una visione falsata e distorta della figura del cacciatore. Il presidente FCTI Avv. Fabio Regazzi ha inviato una lettera aperta (clicca qui) al direttore della RSI chiedendo delle scuse ufficiali all’indirizzo di chi pratica la caccia in modo leale e corretto, ma soprattutto con tanta passione.

Ma ad essere travisato è stato anche il ruolo dell'Ufficio caccia e pesca e degli stessi guardiacaccia, le cui mansioni non si riducono a quelle di gendarmi della caccia come è emerso nella serie televisiva, ma spaziano nelle importanti e apprezzate funzioni di sentinelle della natura che prestano attenzione agli indicatori biologici, provvedono alla raccolta di dati sul terreno (censimenti) per la pianificazione della caccia, ad abbattimenti di capi di selvaggina malati, al monitoraggio e delle catture e al rilevamento dei dati biometrici delle stesse, sono state ingiustamente ignorate.